Lavorare gratis.. da adesso si può!

La sentenza del Consiglio di Stato (4614/2017) che ha dichiarato legittimo il bando del Comune di Catanzaro per la redazione del Piano Strutturale, Regolamento Edilizio e Regolamento Urbanistico che prevedeva per tali prestazioni un compenso simbolico di un euro con un rimborso forfettario di 250mila euro, più che scandalizzare (come probabilmente e giustamente farà) deve far riflettere almeno su due punti centrali della questione.

La prima questione è relativa al fatto che il professionista possa ricavare un’utilità economica lecita ed autonoma, anche in assenza di un compenso in denaro per le sue prestazioni, per il solo fatto di divenire ed apparire esecutore.

La seconda questione verte intorno alla affermazione che la garanzia di serietà ed affidabilità non necessariamente trova fondamento in un corrispettivo finanziario della prestazione contrattuale.

In buona sostanza da un lato viene introdotto negli appalti pubblici il concetto di “economia dell’immateriale”, dall’altro viene smontate l’equivalenza tra onerosità del contratto e garanzia della qualità della prestazione.

Come si può reagire a tale deriva (se di deriva è corretto parlare)?

Strepitare e minacciare rivolte, come spesso accade in questi casi (in particolare sui social), non credo ci aiuterà più di tanto a sopravvivere nella giungla degli appalti. Più utile a mio parere una riflessione seria (anche se non facile) finalizzata al reperimento di strumenti e modalità utili ad affrontare le nuove sfide concorrenziali che la nostra professione ci propone, in modi molto aggressivi, ormai quotidianamente.

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